Comune di Massanzago

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Profilo storico

Immaginare com'era il paesaggio nell'attuale territorio comunale di Massanzago in epoca preistorica non è facile; possiamo comunque supporre che vi fossero ampie zone paludose, a causa del vagare sregolato dei corsi d’acqua nella zona, e grandi boschi, forse la mitologica foresta fetontea che si espandeva dalle lagune veneziane all’entroterra veneto. Non conosciamo con certezza quando sia sorto in questo territorio il primo nucleo abitativo, tuttavia nel corso del primo millennio a.C., dalla fine dell’età del bronzo alla romanizzazione, l’Italia di nord-est – a cui anche l’attuale territorio di Massanzago appartiene – ha conosciuto la civiltà degli Eneti o Veneti antichi con specifici caratteri di autonomia etnostorica e culturale denominata paleoveneta, che ha dato un primo peculiare assetto alla regione, lasciando profonde e cospicue tracce. I Veneti, popolo di origine indoeuropea, praticavano l’agricoltura, l’allevamento dei cavalli e avevano un carattere sostanzialmente pacifico; particolarmente importanti furono i loro rapporti con gli Etruschi, dai quali avevano appreso la tecnica per la lavorazione dei metalli e derivato il loro alfabeto.
All’inizio del IV secolo a.C. i Veneti entravano in contatto per ragioni commerciali con i Romani, che riconobbero in loro un ottimo alleato sotto il profilo militare ed economico. La conferma di tutto ciò venne offerta nel 390 a.C. dall’esigenza di stringere un’alleanza contro i Galli Senoni, e poi nel 225 a.C. contro i Galli Insubri e Boi. L’esito vittorioso di queste guerre aveva servito a rafforzare i loro legami e 20.000 Veneti avevano partecipato alla seconda guerra punica contro il cartaginese Annibale che, sceso in Italia attraverso le Alpi, stava minacciando l’esistenza stessa di Roma.
L’espansione romana verso i territori nord-orientali d’Italia iniziò nel 148 a.C. quando il console Spurio Postumio Libero tracciò la grande arteria che da lui prese il nome di via Postumia. Questa grande strada aveva origine a Genova e, attraversata la pianura Padana e tutto il Veneto, raggiungeva Aquileia, la colonia latina dedotta nel 181 a.C. nell’ambito di un più ampio disegno difensivo ed espansionistico.
LA CENTURIAZIONE
Contro le minacce d’invasione di altri popoli d’oltralpe, Roma iniziò la complessa divisione in distretti del Veneto e con essa la centuriazione anche dei territori in cui sarebbe poi sorto Massanzago. Queste divisioni agrarie sono state tracciate dai gromatici in tutti i tempi, ma l’epoca di maggior fervore sembra sia stata quella di Ottaviano Augusto quando pare abbia licenziato, dopo la vittoria di Azio (30 a.C.), oltre 23 legioni di veterani con la promessa di terre, dando in tal modo anche un notevole impulso all’agricoltura e all’economia di Roma.
Forse fu in conseguenza di tale disarmo, oppure prima o dopo tale evento, che anche il Municipium di Altinum e di Patavium si posero il problema della centuriazione dei vasti territori di loro competenza per attuare la grande riforma agraria. A noi principalmente interessa il territorio a cui appartiene l’attuale Comune di Massanzago, dove la colonizzazione romana ha impresso un assetto ben preciso e caratteristico. Il territorio, che come tutto il Veneto apparteneva alla X Regio Venetia et Histria, risultava squadrato da una serie di strade parallele ai kardines, da nord a sud, e ai decumanus, da est a ovest, intersecandosi ad angolo retto (normales) e a intervalli regolari di 20 actus (circa m. 710). Questo grande disegno agrario, dove i kardini e i decumani erano dai romani considerati sacri perché rappresentavano la proiezione sul terreno del templum celeste, ha condizionato l’intera zona a nord-est di Padova, dove spesso affiorano embrici, mattoni e monete d’epoca romana durante il quotidiano lavoro dei campi.
LA VIA CORNARA
L’importanza del territorio di Massanzago in epoca romana viene confermata anche da una delle strade romane meglio conservate della centuriazione patavina, la Via Cornara, che G. Cantele e A. Gloria, storici e paleografi del sec. XIX, ritengono fosse “probabilmente detta Cornelia e larga venti metri ... e in molti siti ancora amplissima”. Non conosciamo con sicurezza l’origine toponomastica di questa strada romana, che correva parallela al kardo maximus della centuriazione patavina, la Via Aurelia (l’odierna “Strada del Santo”). Essa, secondo gli studi e le ricerche effettuate da Aldo Benetti, si staccava presso Perarolo in provincia di Belluno dalla Via Annia, che proveniva da Adria e univa Padova ad Altino, e attraversava tutta la centuriazione romana “Cis Musonem” a nord-est di Padova, percorrendo esattamente il Cifra Kardinem IX, che conserva ancora oggi un lungo rettifilo di 14 km nel tratto da Peraga al fiume Muson Vecchio, verso Massanzago. Da Peraga, incrociata la grande arteria proveniente da Limena e diretta ad Arino e alla laguna di Venezia, ora scomparsa, risaliva verso nord lungo l’attuale Strada Paradisi, che da Pionca e fino a S. Eufemia di Borgoricco porta ancora il nome di Strada Cornara. Passava quindi nei pressi di Mellaredo, Pianiga, Murelle, e qui incrociava un’altra importante arteria stradale, la Strada Caltana, e giungeva a S. Eufemia di Borgoricco, attraversando poi l’attuale Strada Desman, cioè il Decumanus Maximus dell’agro patavino “Cis Musonem”. In questo incrocio, nella demolizione di una stalla medioevale in parte trasformata in abitazione, è stata trovata un’altra stalla ancora più antica, che per le sue caratteristiche costruttive ha fatto pensare, anche in considerazione della sua distanza da importanti nodi stradali (Portus Medoacus km 30, Patavium km 20, Vicetia km 35, Altinum km 32, ed Acelum km 35) a una stazione di posta romana, cioè a una mutatio o ad una mansio, dove si poteva dare ricovero ai viandanti e abbeverare o cambiare i cavalli.
Il percorso della Via Cornara passava vicino a Zeminiana, superava il guado sul fiume Muson Vecchio ed entrava, tra Massanzago e Sandono, nella centuriazione romana di Altino. Superate Torreselle e Albaredo, verso Vedelago incrociava la Via Postumia, qui Decumanus Maximus della centuriazione di Asolo, e proseguiva, come afferma A. Benetti, fino a Coste, girando poi per Maser e Cornuda, per concludere il suo percorso lungo i km 50 che separano la Via Annia dalla valle del Piave.
MASSANZAGO ENTRA NELLA STORIA
Massanzago, come toponimo, viene fatto derivare da mansiones lacus, nel significato di acqua che attraversa la proprietà, oppure da Massentius pagus o agger, il “villaggio di Massenzio”, l’imperatore romano Marco Aurelio Valerio Massenzio (ca 275-312), assegnatario del fondo e responsabile della costruzione di un castrum posto a protezione del guado settentrionale sul fiume Muson Vecchio, della strada che congiungeva la Via Aurelia con l’Annia, tra Patavium e Altinum, e della vicina Strada Cornara.
Massanzago comincia a essere nominato, come risulta dal Codice Ecceliniano dello storico vicentino mons. Giambattista Verci, in un documento del 29 aprile 1085, in cui Ernizia, di Eccelone figlio del quondam Arpone, dei fratelli Tiso e Gerardo, unitamente alla madre India, donano 168 massaritias, tra cui quattro poste vicino al guado del Muson Vecchio, con mulini e parti di mercato, al monastero benedettino di S. Eufemia di Villanova, oggi Abbazia Pisani.
IL CRISTIANESIMO
Verso la fine del III secolo, da Padova si irradiò la grande evangelizzazione ad opera, pare, del suo vescovo Prosdocimo ed è tradizione che da essa traessero origine del loro cristianesimo Este, Vicenza, Asolo, Feltre, Altino, Treviso, Oderzo. Inizialmente la diocesi patavina aveva confini vastissimi, essendo limitata da quelle di Verona e di Aquileia sorte nel IV secolo, e le tracce dell’evangelizzazione si trovano, sempre seguendo le vie commerciali e strategiche romane, osservando le chiese poste normalmente lungo le strade o agli incroci, dedicate a Santa Giustina, la giovane protomartire padovana morta durante la persecuzione di Diocleziano.
Dopo l’Editto di Costantino (313), verso il 350 sorsero le prime comunità cristiane, ancora rudimentali e con sacerdote in cura d’anime, e forse prima del 400, per l’aumento dei fedeli e rendendosi sempre più difficoltoso il viaggio alla cattedrale di città per ricevere il battesimo e assistere alle grandi funzioni liturgiche, come quelle della Settimana Santa, il vescovo di Padova procedette a istituire le prime pievi autonome, cittadine e rurali. Le pievi più antiche avevano giurisdizione su vasti territori e comprendevano più pagi, e per questo dette pluripagensi, come Santa Giustina in Colle, la prima pieve rurale pluripagense generale dell’agro patavino.
Secondo gli storici, in epoca romana il territorio dell’attuale Comune di Massanzago rappresentava una importante posizione strategica e luogo invernale per i soldati romani che custodivano i valichi alpini. Si ritiene che qui i soldati della legione Tebea, per la maggior parte cristiani, avessero edificato una cappella, dedicata a un loro ufficiale, Alessandro, appena avuta la notizia del suo glorioso martirio avvenuto a Bergamo, dov’è pure venerato, e lo eleggessero a patrono del distretto del Muson Vecchio. Questa potrebbe essere l’origine dell’antica chiesa monumentale dedicata a S. Alessandro martire, qui venerato e festeggiato ogni anno il 26 agosto, che venne custodita e curata dalla gente, forse risparmiata o rifatta dopo l’invasione di popoli barbari quando la potenza di Roma venne a mancare.
Le invasioni barbariche
È questo un periodo storico di cui mancano notizie precise sugli avvenimenti accaduti in quest’area centuriata, e sulle condizioni di vita degli assegnatari che probabilmente, come quelli dei territori limitrofi, fuggirono terrorizzati, mentre le terre coltivate abbandonate furono invase da selve, fitte boscaglie e paludi.
Qui, nel 568, giunsero anche i Longobardi, e la loro invasione fu tra quelle più cruente, perché questo popolo non ebbe contatti con la civiltà romana, le cui strutture sociali più non esistevano da ormai un secolo. L’unica personalità istituzionale ancora esistente che avevano incontrato era quella dell’episcopato, come a Treviso, il cui vescovo Felice aveva offerto la sua collaborazione al loro re Agilulfo. I Longobardi conquistarono tutta l’Italia, a eccezione di Roma, unita al Pontefice, e Venezia che, pur rimanendo nominalmente soggetta all’esarca di Ravenna, si governava da sola. Il loro regno in Italia, diviso in ducati, tramontava dopo duecento anni di vita per ragioni d’indole interna, ma anche per la lotta ingaggiata contro papa Leone III che, temendo per la incolumità sua e quella del papato, chiese aiuto a Carlo Magno, re dei Franchi, che li sconfisse nel 774, instaurando un nuovo assetto politico e amministrativo. Nulla o poco sappiamo sugli avvenimenti accaduti qui dal VI al X secolo, un periodo di guerre, di stragi e di oscurità nella storia civile, mentre la luce si nascondeva e si manteneva solo nei cenobi benedettini e degli eremi per opera del clero.
Massanzago feudo vescovile
Nell’archivio vescovile di Treviso, scrive don Carlo Bosello, vi sono degli atti importantissimi che risalgono al XII secolo, dai quali si desume che fin dal tempo dei duchi longobardi Massanzago fu feudo dei vescovi trevigiani, cioè pressappoco fin dall’anno 1000, se non prima. Il primo documento che ne parla è un diploma imperiale del 3 maggio 1152, confermato dalla bolla di papa Eugenio III al vescovo di Treviso Bonifacio, che stabiliva la signoria del vescovo trevigiano su tutto ciò che era legalmente donato alla sede episcopale di S. Pietro di Treviso, e fra i molti beni elencati figurava la pieve di S. Maria di Rustega, da cui dipese per molti secoli la cappella di S. Alessandro martire di Massanzago. Tutto ciò è confermato anche dalla comunicazione di papa Anastasio IV al vescovo Biancone nel 1153, poi da papa Adriano IV, con la bolla del 2 gennaio 1156, e da papa Lucio III al vescovo Corrado di Treviso.
La prima investitura feudale su Massanzago, fatta dal vescovo di Treviso fra’ Alberto Ricco, risale al 3 marzo 1270 e il feudatario è un certo Semenzin quondam Adalgentino Semenza da Massanzago. Altre sicure investiture, segnalateci da don Carlo Bosello, avvengono anche in tempi successivi: nel 1306, a favore di un certo Alcarisio quondam Joannis da Massanzago, che percepiva anche le decime; nel 1406 ad Andrea di Rolando di Ogniben de Dolfin (di nobile famiglia veneta). Nel 1467 il vescovo Francesco Barozzi investe suo fratello Angelo Barozzi, e nel documento di investitura viene indicata anche la consistenza di questo feudo, che consisteva in ben 714 campi, la maggior parte a Massanzago e il resto nelle ville di S. Dono di Bucchignana (così è chiamato Sandono nel libro “A” dell’Archivio Vecchio della Curia di Treviso) e Campi Sancti Petri (Camposampiero). Nello stesso libro si legge pure che nel 1430, su una parte delle decime di Massanzago, avevano diritto i consorti Castaldi e Altini e dal 20 maggio 1715 i consorti Anderlini che lo conservavano fino al 1823. Questi feudatari pagavano al vescovo, signore in primis del feudo, un canone, e quindi come segno di sudditanza, un paio di guanti di camozza (camoscio) foderati in seta; questo diritto e questo feudo giurisdizionale erano goduti dal presule di Treviso fino al 1862, anno in cui tali feudi e diritti di decime furono allodiati dal vescovo di Treviso mons. Zinelli con 1’editto episcopale n. 420 del 1865
Dal XII secolo all'unità d'Italia
Nel XII secolo si afferma nell’Italia centro settentrionale il Comune, la cui organizzazione avrà un processo lento ma irreversibile, che sarà la causa della disgregazione feudale.
Nelle città e nei territori a esse dipendenti, il governo viene assunto dai boni viri, che già intorno al 1138 si erano trasformati in un collegio di consoli. Non era ancora una repubblica oligarchica, ma un embrione di struttura comunale, e la volontà di assumere la supremazia nella regione si rivelava nel 1154 alla calata in Italia dell’imperatore Federico Barbarossa, poi sconfitto nel 1177 dai Comuni riuniti nella Lega Lombarda a Legnano, e costretto a firmare la pace di Venezia con cui riconosceva le autonomie comunali. Il feudalesimo è così soppiantato e Massanzago, Zeminiana e Sandono vengono assorbiti dal Comune di Padova che, in seguito alla sua potenza e importanza in continuo aumento, conquista anche Feltre e Belluno, località strategiche della valle del Piave per il controllo dei commerci e del passaggio degli imperatori e dei soldati provenienti dal confine con le Alpi.
Nel XIII secolo l’imperatore Federico II nomina vicario imperiale Ezzelino III da Romano e tutto il padovano viene sottoposto al suo dominio per 19 anni, dal 1237 al 1256, quando i soldati della crociata promossa contro il tiranno da papa Alessandro IV entreranno in Padova. Liberata la città con tutto il territorio di pertinenza, a Camposampiero ritornano i conti feudatari che hanno giurisdizione anche su Massanzago, dopo essere stati spodestati da Ezzelino, poi sconfitto e fatto prigioniero a Cassano d’Adda e morto nel castello di Soncino nel 1259.
DAL XIV AL XVII SECOLO
Alla fine del dominio ezzeliniano, il Comune di Padova ben presto s’impone su tutto il territorio a nord della Brenta, e i conti di Camposampiero, pur continuando a eleggere i capitani, i saltari e i merighi delle ville soggette alla loro giurisdizione, si ritirarono a vivere a Padova e il loro feudo dipende direttamente dalla città.
Al principio del XIV secolo iniziava il dominio dei Carraresi sul padovano, che Cangrande della Scala, signore di Verona, interrompeva solo dal 1328 al 1337. I da Carrara ritornavano al potere nel 1338 ed entravano in contrasto con Venezia. Il Muson Vecchio assunse così per Padova un ruolo strategico e Francesco da Carrara, per prevenire ogni attacco da parte della Serenissima o dei suoi alleati, faceva costruire sulle sponde del fiume una poderosa trincea sorvegliata da una grossa guarnigione e nel 1370, per aumentare efficacemente tali lavori, faceva scavare e allargare il letto del Muson Vecchio con due ben precisi scopi: creare una linea di difesa verso i territori conquistati dai Veneziani, nonché portare più acqua possibile e più detriti in laguna, con grave pregiudizio per Venezia stessa.
La Serenissima Repubblica di S. Marco, per impedire ulteriori minacce da parte dei Carraresi, decise allora di intervenire contro di loro e li sconfisse definitivamente nel 1405. Occupato tutto il territorio padovano, Venezia lo divise amministrativamente nelle podestarie di Camposampiero, Cittadella, Este e Montagnana. In tale occasione Massanzago passava sotto la podestaria di Camposampiero, mentre Sandono e Zeminiana venivano assegnati a quella di Padova. Seguivano anni di pace e di relativo benessere, interrotti solo, dal 1509 al 1514, dalla lunga e sanguinosa guerra che Venezia aveva dovuto sostenere contro i collegati della Lega di Cambrai.
A Massanzago, come in tutto il Veneto, il dominio di Venezia portò una maggior sicurezza, pubblica e privata, a vantaggio dell’igiene e dell’agricoltura, un tempo basata solo sull’autoconsumo e ora praticata in economia di mercato. Ci si preoccupò attentamente della sistemazione idraulica della Brenta, di ridurre il corso delle acque del Muson Vecchio e nel 1612 di iniziare, su un’area più vasta che comprendeva anche l’attuale territorio comunale di Massanzago, un grandioso ordinamento idraulico dei fiumi. Questi interventi, oltre a salvaguardare il bacino lagunare, naturale difesa di Venezia e delle sue isole, miravano a bonificare i territori di terraferma interessati, dove avevano acquistato vaste proprietà i nobili e i ricchi commercianti veneziani che non potevano più investire i loro ingenti capitali nei lucrosi commerci con l’Oriente.
DAL XVIII SECOLO ALL’UNIONE CON L’ITALIA
Verso la fine del sec. XVIII Venezia era in piena decadenza e, ponendosi ai margini della politica internazionale, teneva una linea di governo conservatrice, preparando così un terreno fertile al diffondersi nelle città e nelle province venete di fermenti giacobini provenienti dalla Francia rivoluzionaria. Napoleone Bonaparte, allora generale francese, dopo la sua prima campagna d’Italia contro l’Austria, pone fine alla millenaria Serenissima Repubblica di S. Marco con il trattato di Campoformido (17 ottobre 1797), cedendola all’Austria in cambio della Lombardia. Alla prima dominazione asburgica (1798-1804) farà seguito, nel decennio successivo, il napoleonico Regno d’Italia (1805-1814), in cui Padova, nella suddivisione del suo territorio, nel 1807 diventa capitale del Dipartimento della Brenta e Massanzago dipenderà da Camposampiero, capoluogo di distretto e di pretura. Con la sconfitta di Napoleone a Waterloo, ritorna il dominio austriaco, e il Veneto viene inglobato nell’asburgico Regno Lombardo-Veneto con due capitali: Milano e Venezia. Nel 1866, alla fine della terza guerra per l’indipendenza italiana, i Massanzaghesi, come tutti i Veneti, aderivano plebiscitariamente al sabaudo Regno d’Italia di Vittorio Emanuele II. Nel 1867, mentre Venezia cessava la sua municipalità per essere eretta a provincia e capoluogo del Veneto, e la capitale del Regno d’Italia passava da Torino a Firenze, per essere poi trasferita definitivamente a Roma nel 1870, Massanzago diventava nel 1879 un Comune del padovano, con Sandono e Zeminiana sue frazioni, che sotto l’Austria appartenevano alla deputazione di Borgoricco; da allora la storia di Massanzago si fonde e si confonde con quella d’Italia.  

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