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Comune di Massanzago

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Dal XII secolo all'unità d'Italia

Nel XII secolo si afferma nell’Italia centro settentrionale il Comune, la cui organizzazione avrà un processo lento ma irreversibile, che sarà la causa della disgregazione feudale.

Nelle città e nei territori a esse dipendenti, il governo viene assunto dai boni viri, che già intorno al 1138 si erano trasformati in un collegio di consoli. Non era ancora una repubblica oligarchica, ma un embrione di struttura comunale, e la volontà di assumere la supremazia nella regione si rivelava nel 1154 alla calata in Italia dell’imperatore Federico Barbarossa, poi sconfitto nel 1177 dai Comuni riuniti nella Lega Lombarda a Legnano, e costretto a firmare la pace di Venezia con cui riconosceva le autonomie comunali. Il feudalesimo è così soppiantato e Massanzago, Zeminiana e Sandono vengono assorbiti dal Comune di Padova che, in seguito alla sua potenza e importanza in continuo aumento, conquista anche Feltre e Belluno, località strategiche della valle del Piave per il controllo dei commerci e del passaggio degli imperatori e dei soldati provenienti dal confine con le Alpi.

Nel XIII secolo l’imperatore Federico II nomina vicario imperiale Ezzelino III da Romano e tutto il padovano viene sottoposto al suo dominio per 19 anni, dal 1237 al 1256, quando i soldati della crociata promossa contro il tiranno da papa Alessandro IV entreranno in Padova. Liberata la città con tutto il territorio di pertinenza, a Camposampiero ritornano i conti feudatari che hanno giurisdizione anche su Massanzago, dopo essere stati spodestati da Ezzelino, poi sconfitto e fatto prigioniero a Cassano d’Adda e morto nel castello di Soncino nel 1259.

DAL XIV AL XVII SECOLO

Alla fine del dominio ezzeliniano, il Comune di Padova ben presto s’impone su tutto il territorio a nord della Brenta, e i conti di Camposampiero, pur continuando a eleggere i capitani, i saltari e i merighi delle ville soggette alla loro giurisdizione, si ritirarono a vivere a Padova e il loro feudo dipende direttamente dalla città.

Al principio del XIV secolo iniziava il dominio dei Carraresi sul padovano, che Cangrande della Scala, signore di Verona, interrompeva solo dal 1328 al 1337. I da Carrara ritornavano al potere nel 1338 ed entravano in contrasto con Venezia. Il Muson Vecchio assunse così per Padova un ruolo strategico e Francesco da Carrara, per prevenire ogni attacco da parte della Serenissima o dei suoi alleati, faceva costruire sulle sponde del fiume una poderosa trincea sorvegliata da una grossa guarnigione e nel 1370, per aumentare efficacemente tali lavori, faceva scavare e allargare il letto del Muson Vecchio con due ben precisi scopi: creare una linea di difesa verso i territori conquistati dai Veneziani, nonché portare più acqua possibile e più detriti in laguna, con grave pregiudizio per Venezia stessa.

La Serenissima Repubblica di S. Marco, per impedire ulteriori minacce da parte dei Carraresi, decise allora di intervenire contro di loro e li sconfisse definitivamente nel 1405. Occupato tutto il territorio padovano, Venezia lo divise amministrativamente nelle podestarie di Camposampiero, Cittadella, Este e Montagnana. In tale occasione Massanzago passava sotto la podestaria di Camposampiero, mentre Sandono e Zeminiana venivano assegnati a quella di Padova. Seguivano anni di pace e di relativo benessere, interrotti solo, dal 1509 al 1514, dalla lunga e sanguinosa guerra che Venezia aveva dovuto sostenere contro i collegati della Lega di Cambrai.

A Massanzago, come in tutto il Veneto, il dominio di Venezia portò una maggior sicurezza, pubblica e privata, a vantaggio dell’igiene e dell’agricoltura, un tempo basata solo sull’autoconsumo e ora praticata in economia di mercato. Ci si preoccupò attentamente della sistemazione idraulica della Brenta, di ridurre il corso delle acque del Muson Vecchio e nel 1612 di iniziare, su un’area più vasta che comprendeva anche l’attuale territorio comunale di Massanzago, un grandioso ordinamento idraulico dei fiumi. Questi interventi, oltre a salvaguardare il bacino lagunare, naturale difesa di Venezia e delle sue isole, miravano a bonificare i territori di terraferma interessati, dove avevano acquistato vaste proprietà i nobili e i ricchi commercianti veneziani che non potevano più investire i loro ingenti capitali nei lucrosi commerci con l’Oriente.

DAL XVIII SECOLO ALL’UNIONE CON L’ITALIA

Verso la fine del sec. XVIII Venezia era in piena decadenza e, ponendosi ai margini della politica internazionale, teneva una linea di governo conservatrice, preparando così un terreno fertile al diffondersi nelle città e nelle province venete di fermenti giacobini provenienti dalla Francia rivoluzionaria. Napoleone Bonaparte, allora generale francese, dopo la sua prima campagna d’Italia contro l’Austria, pone fine alla millenaria Serenissima Repubblica di S. Marco con il trattato di Campoformido (17 ottobre 1797), cedendola all’Austria in cambio della Lombardia. Alla prima dominazione asburgica (1798-1804) farà seguito, nel decennio successivo, il napoleonico Regno d’Italia (1805-1814), in cui Padova, nella suddivisione del suo territorio, nel 1807 diventa capitale del Dipartimento della Brenta e Massanzago dipenderà da Camposampiero, capoluogo di distretto e di pretura. Con la sconfitta di Napoleone a Waterloo, ritorna il dominio austriaco, e il Veneto viene inglobato nell’asburgico Regno Lombardo-Veneto con due capitali: Milano e Venezia. Nel 1866, alla fine della terza guerra per l’indipendenza italiana, i Massanzaghesi, come tutti i Veneti, aderivano plebiscitariamente al sabaudo Regno d’Italia di Vittorio Emanuele II. Nel 1867, mentre Venezia cessava la sua municipalità per essere eretta a provincia e capoluogo del Veneto, e la capitale del Regno d’Italia passava da Torino a Firenze, per essere poi trasferita definitivamente a Roma nel 1870, Massanzago diventava nel 1879 un Comune del padovano, con Sandono e Zeminiana sue frazioni, che sotto l’Austria appartenevano alla deputazione di Borgoricco; da allora la storia di Massanzago si fonde e si confonde con quella d’Italia.

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